GAMING (Austria), martedì, 4 luglio 2006 (ZENIT.org).- Il rinvenimento di testi polacchi precedenti all’elezione di Giovanni Paolo II al Soglio pontificio, consentirà di dare nuova luce alle sue catechesi sull’amore e la sessualità, secondo un eminente studioso.

Michael Waldstein, Presidente e fondatore dell’International Theological Institute for Studies on Marriage and the Family, nonché membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha potuto affinare la sua visione su Giovanni Paolo II dopo aver scoperto questi testi.

ZENIT ha intervistato Waldstein, in merito alla sua nuova traduzione delle catechesi sulla Teologia del corpo, la cui pubblicazione è attesa per settembre (ed. Pauline Books & Media USA).

Perché ha sentito il bisogno di pubblicare una nuova traduzione della Teologia del corpo di Giovanni Paolo II?

Waldstein: Vi sono diversi problemi con l’attuale traduzione. Ad esempio, il concetto chiave di “significato sponsale del corpo” che Giovanni Paolo II utilizza 117 volte, è tradotto in otto modi diversi. Il motivo è facilmente intuibile.

Ogni mercoledì, dopo che Giovanni Paolo II aveva pronunciato le sue catechesi all’Udienza generale, il testo italiano veniva inviato all’Osservatore Romano per la traduzione che veniva effettuata da chiunque si trovasse di turno per la lingua inglese. I traduttori non avevano a disposizione il lavoro complessivo, e quindi traducevano ciascuna catechesi singolarmente. Le diverse incongruenze interne, indicano appunto che vi erano diversi traduttori.

I traduttori poi non potevano tornare indietro a modificare le traduzioni che erano già state pubblicate. L’edizione in inglese della Pauline Books and Media è semplicemente una compilazione di queste traduzioni.

Vi è quindi la necessità di una traduzione sistematica, basata sul lavoro complessivo, in cui sia possibile compiere alcune scelte relativamente a determinate espressioni.

Io ho iniziato a tradurre nuovamente alcuni passaggi di cui avevo bisogno per il libro sulla teologia del corpo su cui sto lavorando da cinque anni. Ad un certo punto, la decisione di tradurre il testo completo è venuta come logica conseguenza. E così ho contattato la Pauline Books and Media.

Mi è sembrato un momento provvidenziale perché anche da parte delle Figlie di San Paolo si avvertiva la necessità di una nuova traduzione e si pregava Dio perché si riuscisse a trovare un modo per farlo.

È stato meraviglioso e altrettanto divertente lavorare con loro. Sono molto professionali e animate da un grande amore per Giovanni Paolo II.

Vi è poi un secondo motivo, anche più importante, per cui era necessaria una nuova edizione.

L’attuale versione non è articolata internamente secondo la struttura che le aveva dato Giovanni Paolo II. Per fare un paragone, è come leggere un lavoro complesso come la “Critica della ragion pura” di Kant senza le suddivisioni in capitoli: ci si perderebbe come nella nebbia, senza sapere dove si è e dove si sta andando. Le suddivisioni in capitoli aiutano ad organizzare il lavoro nel suo insieme.

Perché le edizioni precedenti non contenevano questi titoli? Dove li ha trovati?

Waldstein: Le ho trovate presso gli archivi di Roma di Giovanni Paolo II. È stata una scoperta entusiasmante.

Come molte persone, anche io, leggendo la “Teologia del corpo”, sono rimasto disorientato. Ho percepito la profondità dello svolgimento dell’argomento, ma la sua struttura complessiva non mi era chiara.

Alcuni dicono che la “Teologia del corpo” è così perché Giovanni Paolo II era un fenomenologo piuttosto che un tomista, o un mistico piuttosto che un teologo, o uno slavo piuttosto che un occidentale. Lavorando per il mio libro ritenevo di aver compiuto dei passi in avanti concreti nella comprensione della struttura generale.

Ma volevo comunque sapere cosa ne pensasse lo stesso Giovanni Paolo II. Ero sicuro che avrebbe dovuto avere uno schema mentre scriveva il libro.

Così, circa sei mesi fa sono andato con un amico polacco alla Dom Polski, il Centro per i pellegrini polacchi a Roma sulla Via Cassia, dove sono conservati gli archivi di Giovanni Paolo II.

Abbiamo guardato nei documenti italiani senza trovare nulla. Un po’ delusi abbiamo chiesto al Direttore degli archivi se aveva qualcos’altro. Sì, disse, abbiamo documenti della traduzione polacca, ma non troverà nulla che non sia già nella versione italiana perché questa è quella originale.

Decidemmo di dare un’occhiata comunque e trovammo un testo polacco suddiviso in cinque livelli con titoli che non avevo mai visto prima. Scoprimmo così che il Cardinale Wojtyla aveva scritto la teologia del corpo in polacco prima della sua elezione del 1978. E sembra che fosse già pronta per la pubblicazione.

Ricevemmo la conferma dell’originalità del testo polacco solo dopo aver raggiunto la suora che concretamente aveva dattiloscritto il manoscritto a Cracovia, prima dell’elezione di Giovanni Paolo II.

Negli archivi abbiamo anche trovato una nota manoscritta di Giovanni Paolo II indirizzata alla Segretaria, in cui spiega che la struttura della teologia del corpo sarebbe rimasta esattamente la stessa una volta trattata nel contesto delle sue catechesi.

Aver ritrovato queste suddivisioni interne è una rivelazione. Esse aprono il testo in modo sorprendente. Si può vedere come era rigoroso, in realtà, il modo di scrivere di Giovanni Paolo II.

Il motivo per cui le altre edizioni non avevano queste titolazioni sembra essere legato alla natura relativamente unitaria delle singole catechesi. Giovanni Paolo II le ha pronunciate volta per volta, naturalmente senza dire: affrontiamo la Pare seconda - I sacramenti; Capitolo secondo - La dimensione del simbolo; Sezione seconda - Il Cantico dei cantici; Sottosezione terza - Eros o agape?

Non avrebbe avuto senso. Quando poi terminarono le catechesi, esse furono raccolte e assemblate, ma la conoscenza della struttura del suo insieme fu persa. Solo i collaboratori polacchi di Giovanni Paolo II la conoscevano. Non so perché essa non superò la barriera linguistica per entrare nella versione originale italiana.

Come si spiega il crescente interesse generale per la teologia del corpo?

Waldstein: Per tutti, uomini e donne, il corpo è un qualcosa di molto prezioso, e ciò che avviene con quel corpo, soprattutto nell’amore, nelle relazioni erotiche, è per tutti molto significativo.

Nessuno può dirsi indifferente rispetto alla sessualità. E, riuscire a trovare il senso della sessualità, un senso profondo, penetrante, che dimostri la bellezza dell’unione tra un uomo e una donna, e anche la bellezza del celibato, è un tentativo a cui vale ben la pena dedicarsi.

È questa la maggiore ricompensa per chi ha scalato le ripide vette della teologia del corpo. Quella di vedere il proprio corpo in modo diverso. Di vederlo pieno di senso, di significato. Questa è stata la mia esperienza e l’esperienza di molti studenti con cui ho affrontato la teologia del corpo qui in Austria.