GAMING (Austria), mercoledì, 5 luglio 2006 (ZENIT.org).-
La nuova traduzione della Teologia del corpo, di Papa Giovanni Paolo II, di
prossima pubblicazione, potrebbe aiutare molte persone ad affrontare le
questioni fondamentali dell’amore e della sessualità, secondo uno studioso
cattolico.
Michael Waldstein, Presidente e fondatore dell’International Theological
Institute for Studies on Marriage and the Family, e membro del Pontificio
Consiglio per la Famiglia, prevede per settembre la pubblicazione della sua
nuova traduzione della Teologia del corpo (ed. Pauline Books & Media USA).
ZENIT ha intervistato Waldstein, in merito a questo suo lavoro. La
prima parte di questa intervista è stata pubblicata il 4 giugno.
Quali sono gli aspetti più rivoluzionari del pensiero di Giovanni Paolo II
sulla persona umana e la sessualità?
Waldstein: Il Cardinale Schönborn, nella sua prefazione alla nuova traduzione,
mette in evidenza tre tesi importanti, contenute nella teologia del corpo, che
sono relativamente nuove rispetto al Magistero della Chiesa cattolica.
La prima è che l’immagine di Dio, impressa sull’uomo e la donna, emerge come
tale soprattutto nella loro comunione d’amore, che riflette la comunione d’amore
tra le persone della Trinità.
La seconda: nel progetto divino, l’unione sponsale dei corpi dell’uomo e della
donna costituisce il segno originario attraverso il quale la santità è entrata
nel mondo.
La terza è che il segno del matrimonio “in principio” è quindi il fondamento
dell’intero ordine sacramentale.
Non sono sicuro che la parola “rivoluzionario” sia quella esatta, perché il
pensiero di Giovanni Paolo II è profondamente radicato nella Tradizione e si
pone in sostanziale continuità con essa.
Nell’introduzione che ho scritto per la nuova traduzione, metto in rilevo il
fatto che Giovanni Paolo II sia profondamente legato a San Giovanni della Croce,
e in particolare alla sua impostazione sponsale della vita cristiana. Sul letto
di morte, mentre i suoi fratelli pregavano le orazioni tradizionali per i
defunti, San Giovanni della Croce chiese loro invece di leggere il Cantico dei
Cantici.
Certamente sono molti i tributari della visione di Giovanni Paolo II sulla
sessualità, ma al centro della sua visione, egli sviluppa l’implicita teologia
del matrimonio di San Giovanni della Croce. Quando Karol Wojtyla aveva 21 anni,
prima di entrare in seminario, aveva imparato lo spagnolo per poter leggere il
testo originale di San Giovanni della Croce, e sette anni dopo aveva scritto la
sua dissertazione, sotto la guida del domenicano francese P. Garrigou-Lagrange,
sul suo poeta e teologo preferito.
Rispetto a gran parte della letteratura teologica sul matrimonio della
tradizione cattolica, che affronta il matrimonio spesso dal punto di vista
giuridico, anche per aiutare i confessori e chi deve compiere un giudizio sui
casi matrimoniali, l’impostazione di Giovanni Paolo II è decisamente
“personalistica” e si incentra sull’attuale esperienza dell’amore. Egli stesso
ha contribuito a rinnovare questa visione dell’amore nell’ambito del Concilio
Vaticano II ed essa costituisce l’aspetto predominante del suo pensiero sulla
teologia del corpo.
Egli spiega che da parte di alcune correnti della tradizione cattolica il sesso
in quanto tale venne messo sotto accusa per i problemi che esso sembra provocare
a tante persone a causa dell’intensità del piacere.
La teologia del corpo rifiuta questa tendenza a spostare la colpa dal cuore al
sesso. Giovanni Paolo II è profondamente antimanicheo. La sessualità umana è
buona, creata da Dio come un “linguaggio del corpo” per esprimere l’amore, per
esprimere il dono reciproco di sé tra uomo e donna.
Quali sono i temi principali evidenziati in questa nuova traduzione?
Waldstein: Nella mia introduzione spiego che, a mio avviso, la teologia del
corpo costituisce un tentativo di rispondere alla separazione tra la persona e
il corpo, avvenuta nella storia della filosofia.
Essa risale all’interpretazione della conoscenza in funzione della capacità di
dominare la natura, di Francesco Bacone e Cartesio, e alla rivoluzione
scientifica di cui essi sono stati precursori. Il nostro modo razionalistico
“scientifico” di guardare alla natura lo dobbiamo a questa ambizione di potere.
Giovanni Paolo II ha ben presente questa storia e la moderna separazione tra la
persona e il corpo, che egli tenta esplicitamente di superare. Vi sono molti
passaggi in cui si rivolge direttamente contro Cartesio, affermando che la
persona umana “è un corpo” e non solamente “ha un corpo”.
Il corpo umano, con il suo linguaggio sessuale creato da Dio ha una profonda
relazione con la persona. Il corpo sensibile è creato per la persona come
espressione dell’amore personale.
Il corpo è infatti immediatamente e direttamente personale, perché la persona “è
un corpo”. Il grande tomista Charles De Koninck coniò una variazione alla famosa
frase di Cartesio, dicendo: “Sedeo ergo sum, siedo e quindi sono”. Questo si
pone molto nello spirito di Giovanni Paolo II.
È stato importante aver espresso in modo assolutamente chiaro le parti del testo
relative al rapporto tra persona e corpo, poiché esse erano piuttosto confuse
nella precedente traduzione.
Un altro tema è invece decisamente ridimensionato nella nuova traduzione: quello
della lussuria. Nell’attuale edizione inglese, Gesù dice “Whoever looks at a
woman lustfully has already committed adultery with her in his heart” (Chiunque
guarda una donna con lussuria, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore)
- Matteo 5,28 - secondo la Revised Standard Version.
La traduzione di Giovanni Paolo II è invece molto più vicina all’originale greco
che recita: “Chiunque guarda una donna per desiderarla”. La differenza è
importante. Il desiderio può essere buono o cattivo; la lussuria invece può solo
essere vizio.
Nel testo italiano della teologia del corpo, troviamo la parola “lussuria” solo
quattro volte, a cui è possibile aggiungere sei casi in cui si trova la parola
“libidinoso” e 11 volte in cui ricorre la parola “libido”, per un totale di 21
casi in cui può essere considerata corretta la traduzione “lust” (lussuria).
Ma nell’attuale versione inglese, la parola “lust” ricorre 343 volte. Si tratta
di una proliferazione spropositata di questa parola, dovuta al versetto di
Matteo 5,28 che, secondo la Revised Standard Version, recita “looks lustfully”
(guarda con lussuria).
Quando Giovanni Paolo II tratta le parole di Gesù in dettaglio e più volte
ripete le parole “desiderare” o “desiderio” in linea con la propria traduzione
del Vangelo, la versione inglese cerca di preservare la connessione con il
versetto evangelico e spesso traduce la parola “desiderio” con “lust”
(lussuria).
La stessa parola “lust” è poi ulteriormente utilizzata per tradurre
l’espressione “concupiscenza”, che invece è un concetto più ampio rispetto alla
lussuria. La concupiscenza sessuale è solo una specie del suo genere. La
proliferazione della traduzione “lust” introduce così una nota di pansessualismo
che è estranea al pensiero di Giovanni Paolo II.
Rispetto all’edizione precedente, è cambiato il target di pubblico? Un laico
medio sarebbe in grado di leggere agevolmente questo testo, o ritiene che sia
più un’opera per studiosi?
Waldstein: Il target è la Chiesa universale. La teologia del corpo è una
catechesi pensata per la Chiesa universale, per tutti, anche se in modi diversi.
È un lavoro difficile, sebbene contenga molti passaggi meravigliosamente
potenti, poetici e chiari. Giovanni Paolo II l’ha scritto come si scrive una
rivista teologica: con tutte le risorse filosofiche e teologiche che aveva a
disposizione.
Secondo il Concilio Vaticano II, la predicazione e la catechesi sono lo
strumento principale di un Vescovo per l’esercizio del suo ufficio magistrale.
In linea con questo principio, il magistero ordinario del Papa consiste
principalmente nella predicazione e nella catechesi.
È chiaro che Giovanni Paolo II ha inteso queste catechesi per la Chiesa
universale. In questo senso la teologia del corpo è per tutti. Tuttavia, essendo
un testo difficile, è necessario molto lavoro per spiegarlo e diffonderlo.
D’altra parte, nel mondo accademico, la teologia del corpo non è stata oggetto
di grandi studi. La mia introduzione è appunto un tentativo per aprire un po’ il
testo anche allo studio accademico.
Nella teologia del corpo, Giovanni Paolo II affronta anche le fondamentali
questioni del nostro tempo: la questione del progresso, della scienza, della
tecnologia, dei suoi benefici e dei suoi rischi, ecc. È un importante contributo
al dibattito in merito a queste questioni e anche per questo merita di essere
letta.
Che impatto avrà a lungo termine sul mondo, secondo lei, questa teologia del
corpo?
Waldstein: L’amore della gente per Giovanni Paolo II è cresciuto in modo
eccezionale in questi anni, dopo l’inizio delle sue catechesi. E dopo la sua
morte vi è stato un’esplosione di amore.
Nella sua teologia del corpo, Giovanni Paolo II ci ha lasciato l’essenza della
sua grande visione; una visione incentrata sul mistero dell’amore che parte
dalla Trinità, attraversa il rapporto sponsale di Cristo con la Chiesa e arriva
concretamente al corpo di tutti gli uomini e le donne.
Sono convinto che essa continuerà a parlare alla gente ed avrà sul mondo un
profondo impatto. È proprio ciò di cui la nostra cultura ha bisogno.